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" Verso una Architettura "

date » 18-09-2020

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Lettera Aperta……
“Ciao Marco, come stai… spero tutto bene. Volevo partecipare alla tua riflessione… ho avuto modo di leggere il tuo pensiero, anche se purtroppo in ritardo perché sono poco “social” e vivo sostanzialmente nel mio mondo… ti scrivo perché mi sento, un poco, chiamato in causa in quanto ho iniziato a fare case “bianche”, in tempi non sospetti e controcorrente, quando tutto era “multicolor”, cercando di riportare l’architettura ad una semplicità di linguaggio allora dimenticata, pur valorizzando l’essenza e particolari propri della tradizione, nel pieno rispetto della nostra cultura e del nostro paesaggio. Ho interpretato il cambiamento temporale, senza mai perdere di vista il contesto, tanto meno la nostra cultura. Lo sai che ho grande stima di te, e sono certo che sia reciproca.

Forte dei Marmi è soprattutto un modo di essere, è la percezione infinita di noi stessi, dettata dalla “magicità” del luogo e dalla sua natura, dal suo paesaggio, dove attori, sempre diversi, partecipano ad uno spettacolo con scenografie mutanti, ma dove il teatro ed il palco rimangono sempre inalterati…è strano come il passare del tempo ne abbia cambiato i segni, ma assolutamente non l’anima. Tornando all’architettura, ritengo che a parte poche rilevanze, legate ad una tradizione, che comunque sono tutelate dallo strumento urbanistico e dalla normativa edilizia in modo restrittivo, il tessuto urbano del nostro paese è composto per lo più da case e ville indipendenti, inserite in parchi e giardini, dove la natura è protagonista assoluta, in questo contesto l’architettura è sempre stata complementare al paesaggio, generando uno splendido laboratorio, dove infiniti linguaggi architettonici hanno dialogato in corretta armonia.

Basta percorrere una qualsiasi strada di Roma Imperiale e vedere come i contrasti, alla fine si attraggono, e come il palcoscenico diviene protagonista assoluto. Ricordo, ancora, quando ero “piccolo” ed in bicicletta andavo a cercare le mie case preferite, le ricordo ancora tutte, molto diverse una dalle altre, ma tutte perfettamente “Forte”. L’esperimento di Roma Imperiale generò libertà di espressione, su una base di una semplice lottizzazione, dettata dal buon senso e creò equilibri intellettuali perfetti, che ancor oggi emozionano…ci fu poi, in tempi recenti, la possibilità di ripetere l’esperimento, ma la politica, gli interessi e le normative hanno in pochi anni depauperato un territorio, quello per esempio di Vittoria Apuana, generando lottizzazioni sterili e dimenticando l’essenza dell’essere, il rispetto del “posto”, la tradizione e di conseguenza l’architettura. Ed ecco che l’uniformazione ad un solo linguaggio o l’eccesso normativo, possono guastare ”l’Armonia”, che è cosa spontanea e speciale, che non può essere imposta né tanto meno guidata…basta pensare alle nostre città, all’Italia intera, che ha generato il “Bello” assoluto e prodotto capolavori infiniti, il “Bel Paese” che tutti ci invidiano….una sovrapposizione di epoche e stili, nati dal buon senso e dallo “ius aedificandi” che non creava disuguaglianze…le uniche criticità sono arrivate solo dopo, con l’avvento delle leggi urbanistiche, equivalenti a censure, squilibri sociali ed interessi personali. Ritengo essenziale, in qualsiasi caso, non limitare la creatività altrui, né tanto meno il libero pensiero, non credo che attualmente il problema sia l’uso del colore, ti ricordo che il bianco non è altro che il colore del materiale “madre” del nostro territorio, della cima delle nostre montagne, del semplice bagliore del riverbero della marina o della luce che filtra delicata nella nostra pineta, è il colore dell’antica calce spenta e soprattutto è parte di Noi. Qui, al “Forte”, è il colore proprio dell’edilizia di base, ma è stato usato nei loro interventi nel nostro tessuto urbano anche da grandi Architetti quali Giovanni Michelucci e Leonardo Ricci, per fare un esempio, considerati tra i maestri italiani dell’architettura del ‘900.

Ritengo piuttosto, che stiamo vivendo un periodo storico, dove l’impoverimento intellettuale è evidente, la frenesia dei tempi ha portato ad accelerare i processi, e così l’immagine è diventata unica attrice protagonista. L’Architettura sta perdendo la sua valenza, così come “l’Architetto”….siamo talmente concentrati a produrre immagini di architettura, fini a se stesse, al solo scopo di creare effetti speciali e generare falsi consensi, infiniti copia incolla indiscriminati. Purtroppo oggi l’Architettura è divulgata e valutata attraverso i social, tanto da essere banalizzata…così mettiamo bei cuoricini per sentirci meglio ed aumentare il nostro ego…così facendo l’Architettura viene meno, rischiando di perdere per sempre la principale delle “Arti” e soprattutto la sua reale funzione è cosa totalmente dimenticata, tutto ciò ne determina la sua morte. Questo accade, si, al Forte dove tutto è mercificato, ma purtroppo è un fenomeno globale, è specchio dell’attuale società, che brucia le tappe, vuole tutto purché subito, genera prodotti sterili, senza una matrice, un pensiero, non rispetta più le radici, crea fenomeni decontestualizzati.

Tutto questo però non deve far venir meno il nostro amore per “Lei”, l’Architettura, ma anzi ci deve far reagire, e cercare di ridare i tempi giusti alla riflessione, almeno per rispetto dei nostri figli e delle generazioni a venire, pertanto ritengo giusto aprire dibattiti, interrogazioni e confronti in modo da far crescere i pensieri, sensibilizzare le persone, divulgare sentimento e generare nuovamente cultura.
Marco ti ringrazio per questo momento di riflessione e ti chiedo scusa se mi sono intromesso, ma ti giuro che il mio amore per il “Forte”, per la nostra professione, e soprattutto per l’Architettura è infinito, e poter partecipare anche ad un semplice confronto è molto gradito…sarebbe bello, invece di mettere limitazioni normative sulle tipologie d’intervento, poter contribuire, in accordo con le istituzioni, in modo costruttivo, ad una approfondita analisi del nostro territorio, a supporto degli strumenti urbanistici, finalizzata ad una nuova classificazione degli edifici, oggi valutati, ad eccezione delle solite emergenze, in base alla sola data di edificazione e non per la qualità architettonica e culturale. Tutto questo ad oggi, purtroppo, ha generato errori di valutazione irreparabili, e la perdita o l’alterazione del tessuto urbano. I linguaggi caratteristici dei diversi periodi storici risultano oggi poco tutelati, in special modo quelli più recenti, che hanno prodotto, comunque, rilevanze e buona architettura, così facendo c’è il pericolo di poter perdere per sempre edifici espressione di cultura reale, irripetibile e parte della nostra storia.

Tutti insieme, dovremmo riportare l’argomento “VERSO UN ARCHITETTURA”, interpretata e rispettata nelle sue infinite sfumature, ritrovarne il senso, così come riscoprire il vero significato ”dell’Urbanistica”, oggi ridotta a sterile normativa, e soprattutto mettere, nuovamente, “l’UOMO” al centro di ogni ragionamento, generare cultura “nuova”, forse “antica”, senza paura di sperimentare e creare “progetti nuovi”, mirati ad una società migliore, interpreti del nostro tempo, nel rispetto di “Noi” e dei nostri “Figli”, nella coscienza della nostra storia, della nostra tradizione ed in armonia con il territorio ed il paesaggio.

Cordialmente.

Un caro saluto
Arch. Michelangelo Chiti

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